Lui & Lei
La dolce Anna
Efabilandia
10.09.2025 |
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"Lui, a sua volta, si lasciò andare, sperimentando con altre donne, il sapore della loro pelle, il suono dei loro respiri, sotto lo sguardo complice di Anna..."
Il sole di fine estate accendeva Roma di un arancione succoso, come una pesca matura che cola dolcezza sulle strade acciottolate. Anna, 26 anni, camminava con passo deciso, i tacchi che ticchettavano sul selciato come un metronomo, un ritmo che attirava gli occhi di ogni uomo. Il suo corpo minuto era un’arma: seno sodo che tendeva la camicetta bianca, capezzoli appena accennati come segreti sotto la stoffa, e un culo tondo, sfrontato, che ondeggiava come un invito. L’aria odorava di gelsomino e asfalto caldo, mescolandosi al suo profumo di fiori e muschio, una scia che faceva voltare le teste. Anna inspirava profondamente, il calore della città che si fondeva con il fuoco che le bruciava dentro.A 22 anni aveva scoperto il sesso, e da allora era diventata una dipendenza. Non era solo il piacere: era il potere di sentirsi desiderata, di essere una puttana – una parola che nella sua mente suonava come una liberazione. Gli uomini la guardavano, e lei ricambiava, i suoi occhi verdi scintillanti come smeraldi. Non importava se fossero giovani, vecchi, belli o brutti: ogni sguardo era una scintilla. Nella sua testa, li vedeva nudi, i cazzi duri, e si immaginava inginocchiata, la bocca piena del loro sapore salato, la sborra che le scivolava in gola. Era una fantasia che la faceva bagnare, anche ora, mentre un uomo sulla cinquantina, con una camicia azzurra stropicciata, le fischiava da un bar. “Bella, sei uno spettacolo!” gridò, la voce rauca di sigaretta. Anna gli lanciò un sorriso, un misto di sfida e promessa.Quella sera, in un parcheggio dietro un supermercato, l’aria odorava di benzina e erba secca, il suono di un clacson lontano che si mescolava ai loro respiri. Lui la spinse contro il cofano di una macchina, le mani ruvide che le sollevavano la gonna. “Sei proprio una puttana,” le sussurrò, e lei rise, la voce roca, slacciandogli i pantaloni. “E tu che vuoi, allora?” rispose, inginocchiandosi. Il sapore di lui era acre, come sale marino con un retrogusto metallico. Lo prese in bocca, i suoi gemiti che riempivano l’aria, il metallo freddo del cofano contro la sua schiena. Quando lui le venne in bocca, la sborra calda e densa, Anna deglutì, sentendo il potere di quel momento, il controllo che aveva su di lui. Tornò a casa, l’odore di benzina ancora sulle mani, il cuore che batteva forte, soddisfatta ma già affamata di altro.Anna non si era mai vergognata del suo desiderio. A 24 anni aveva iniziato a farsi pagare, non sempre, ma spesso. Se un uomo le piaceva, se il suo sguardo le accendeva la fica, si dava gratis, per il puro piacere di sentirsi viva. Altrimenti, chiedeva fino a 50 euro, soprattutto agli anziani, che pagavano volentieri per il suo corpo minuto e il suo sorriso malizioso. L’odore delle banconote nuove, mescolato al profumo di cuoio della sua borsa, le dava una soddisfazione diversa, come un trofeo. In quattro anni, circa 900 uomini – 230 all’anno – avevano assaggiato la sua pelle, i loro sapori impressi nella sua memoria: il sudore acre di un operaio, il gusto vanigliato di un diacono, l’odore di incenso di un prete che l’aveva presa in sagrestia.Uno di quegli incontri era stato in una gioielleria, dopo che il proprietario, un uomo sulla sessantina con un odore di tabacco e colonia costosa, le aveva fatto un complimento. L’aria del negozio era densa di cera per mobili e metallo lucidato, il suono di un orologio a pendolo che scandiva il tempo. Anna si era chinata sul bancone, la gonna sollevata, il culo esposto mentre lui la inculava, il suono dei loro corpi che sbattevano mescolato al ticchettio dell’orologio. La sua sborra le era colata lungo le cosce, calda e appiccicosa, e lei aveva riso, sentendosi potente, una puttana che comandava il gioco. Un’altra volta, in un bagno pubblico, l’odore di disinfettante e umidità le aveva riempito i polmoni mentre un ragazzo, con un sapore di birra e menta, le spingeva il cazzo in bocca, i suoi gemiti che echeggiavano sulle piastrelle.
Non era solo sesso: era il brivido di essere desiderata, di spingersi oltre, di sentire il mondo pulsare sotto la sua pelle. Ma sotto quella sicurezza, c’era una fame che non si spegneva, un bisogno di nuovi sapori, nuovi suoni, nuovi uomini che la facessero sentire viva.
Era una sera di primavera, l’aria tiepida e carica dell’odore di magnolie che si mescolava al fumo dei motorini. Anna era in un bar, il suo vestito rosso che le aderiva come una seconda pelle, il seno che spingeva contro la stoffa, i capezzoli appena visibili. Il jukebox suonava una vecchia canzone di Battisti, e l’odore di caffè e sigarette riempiva l’aria. Marco si avvicinò, un ragazzo di 28 anni con occhi castani e un sorriso timido. Non la squadrò come gli altri, non fece commenti sul suo culo o la sua fica. “Posso… offrirti un caffè?” balbettò, le mani nervose. Anna si sentì spiazzata: per la prima volta, qualcuno la guardava per lei, non per il suo corpo.Si sedettero, e l’odore di zucchero bruciato del cappuccino le solleticava il naso. Marco parlava piano, raccontando del suo lavoro da tecnico informatico, del suo amore per i libri di fantascienza. Anna lo ascoltava, i suoi occhi verdi fissi su di lui, il cuore che batteva in un modo nuovo. Quando si sfiorarono le mani, fu come una scossa, un calore che non aveva nulla a che fare con il desiderio crudo a cui era abituata. Quella notte, tornò a casa con lui, un piccolo appartamento pieno di luce, l’odore di lenzuola fresche e legno. Fecero l’amore, e fu diverso: Marco la toccava con reverenza, le sue mani che scivolavano sul suo seno, sulla sua fica, come se fosse un’opera d’arte. Quando le venne dentro, la sborra calda e abbondante, Anna tremò, il suono dei loro respiri che si mescolava al ronzio di un ventilatore. Non era solo sesso: era intimità, un sapore nuovo, dolce come miele, che la faceva sentire amata.Nei mesi successivi, si innamorarono. Marco non sapeva del passato di Anna, o almeno, non nei dettagli. Sapeva che era passionale, che la sua energia riempiva le stanze, ma non immaginava quanto. Anna si chiese se potesse essere solo sua, se quel fuoco che le bruciava dentro potesse spegnersi per un solo uomo. Ogni volta che facevano l’amore, l’odore di sudore e desiderio, il suono dei loro gemiti, le dava una pace temporanea, ma una parte di lei scalpitava, affamata di altro.
Un anno dopo, si sposarono in una piccola chiesa di periferia, le pareti di pietra che odoravano di cera e umidità. Anna indossava un abito bianco di seta, aderente, che metteva in risalto il seno, i capezzoli visibili come due perle sotto la stoffa, il culo tondo che attirava sguardi. Il profumo di incenso e fiori freschi riempiva l’aria, il suono dell’organo che vibrava tra le navate. Don Luigi, il prete che anni prima l’aveva scopata in sagrestia, l’odore di sapone e sudore ancora vivo nei suoi ricordi, officiava la cerimonia. I suoi occhi tradivano un misto di rimorso e desiderio, e Anna, sotto il velo, trattenne un sorriso malizioso. Tra i testimoni c’erano Luca, un ex cliente che le aveva pagato 50 euro per succhiargli il cazzo in macchina, e Matteo, un amico con cui aveva condiviso una notte in un parcheggio, l’odore di asfalto e sborra ancora nella sua memoria. Entrambi la guardavano, i loro sguardi carichi di segreti, ma Anna era concentrata su Marco, che le stringeva la mano, il suo amore così puro da farle quasi male.La cerimonia fu semplice ma intensa, il suono delle promesse che echeggiava nella chiesa, l’odore di cera che si mescolava al profumo di lavanda di Anna. Quando Marco le infilò l’anello, il freddo del metallo contro la sua pelle la fece rabbrividire, un contrasto con il calore del suo sguardo. Quella notte, nella loro camera d’albergo, l’odore di champagne e lenzuola di seta li avvolse. Marco la spogliò lentamente, le sue mani che scivolavano sul suo culo, la sua fica, mentre lei gemeva, il suono roco che riempiva la stanza. La scopò con una passione che la fece tremare, la sborra che le colava dentro, calda e appiccicosa, mentre l’odore di sudore e desiderio li univa. Anna si sentiva amata, ma una parte di lei, quella selvaggia, già sognava altro.
Il primo anno di matrimonio fu un’esplosione di passione. Anna e Marco scopavano ovunque: in cucina, l’odore di basilico e pomodoro ancora nell’aria mentre lui la prendeva sul tavolo, il legno che scricchiolava sotto i loro corpi; in macchina, il profumo di pelle e benzina che si mescolava ai loro gemiti; sul divano, il tessuto ruvido che le graffiava la schiena mentre Marco la inculava, il suono dei loro corpi che sbattevano come una sinfonia. Ogni volta, Anna si sentiva appagata, il sapore di lui, salato e intenso, che le rimaneva in bocca. Ma una parte di lei iniziava a scalpitare. Le mancava il brivido, l’adrenalina di uno sconosciuto, il sentirsi una puttana senza regole.Una sera, al supermercato, l’aria odorava di pane fresco e detersivo, il suono delle casse un ronzio lontano. Un uomo sulla quarantina, con una fede al dito e un odore di colonia costosa, le fece un complimento. “Hai un sorriso che illumina tutto,” disse, e Anna sentì la fica bagnarsi. Nella sua mente, si vide in un angolo del parcheggio, la gonna sollevata, lui che la inculava contro un muro, il freddo del cemento contro la pelle, il calore del suo cazzo dentro di lei. Scosse la testa, tornò a casa, ma quel pensiero non la lasciò. I giorni successivi furono una tortura: un operaio che le fischiava da un cantiere, il suono roco della sua voce che le dava i brividi; un ragazzo in metro che le sfiorava il braccio, l’odore di sudore e gomma che la eccitava; un cliente al bar dove lavorava, che lasciò un biglietto con il suo numero, l’odore di tabacco che le rimase nelle narici. Anna si masturbava pensando a loro, immaginando il sapore della loro sborra, ma tornava sempre da Marco, il senso di colpa mescolato all’eccitazione.
Anna iniziò a vivere una doppia vita. Con Marco era la moglie perfetta: cucinava cene che profumavano di rosmarino e vino rosso, lo accoglieva con lingerie di pizzo nero che odorava di lavanda, lo scopava fino a farlo tremare, il suono dei loro gemiti che riempiva l’appartamento. Ma quando lui era al lavoro, tornava a essere la Anna di prima. Un collega in un bagno dell’ufficio, l’odore di disinfettante e carta igienica che si mescolava al suo sudore mentre la scopava contro il lavandino, la sborra che le colava lungo le cosce. Un vicino nel garage, il freddo del cemento sotto le sue ginocchia mentre gli succhiava il cazzo, il sapore amaro della sua eccitazione che le riempiva la bocca. Uno sconosciuto in un bar, l’odore di birra e fumo, il suono di un jukebox che suonava rock mentre lo portava in un vicolo e si lasciava inculare contro un muro, il suono dei loro corpi che sbattevano. Ogni incontro era un’esplosione di sensi: l’odore di sudore e colonia, il sapore salato della sborra, il suono dei gemiti che echeggiavano in spazi stretti. Anna si diceva che sarebbe stata l’ultima volta, ma il brivido era troppo forte, il sentirsi una puttana desiderata troppo inebriante. Marco non sospettava nulla, troppo preso dal suo amore per lei, dal suo sorriso che illuminava le loro serate. Ma Anna viveva con un peso: non voleva ferirlo, ma non riusciva a fermarsi. Ogni volta che tornava a casa, si faceva una doccia, l’odore di sapone che lavava via il senso di colpa, ma non il desiderio.
Una sera, al bar, Anna incontrò Luca, il testimone di nozze. L’odore di whisky e dopobarba la colpì, e il suo sorriso le ricordò le notti in cui le pagava per succhiargli il cazzo in macchina, il sapore acre della sua sborra ancora nella sua memoria. Dopo un paio di drink, il suono del ghiaccio che tintinnava nei bicchieri, Luca le propose di andare a casa sua. Anna stava per dire di sì, il calore tra le gambe che pulsava, quando si fermò. Pensò a Marco, al suo amore, al profumo di rose che le aveva regalato quella mattina. “Non posso,” disse, sorprendendo sé stessa, e se ne andò, il cuore che batteva forte, l’odore di fumo e alcol ancora nelle narici.A casa, trovò Marco con un mazzo di rose rosse, il loro profumo dolce che riempiva la stanza. “Ti ho pensata tutto il giorno,” le disse, e Anna si sentì sciogliere. Quella notte, fecero l’amore, l’odore di sudore e rose che si mescolava al suono dei loro gemiti. Anna pianse, non di colpa, ma di amore, il sapore di Marco, salato e caldo, che le riempiva la bocca. Fu allora che decise di parlargli. Sdraiati a letto, l’odore di sesso ancora nell’aria, gli raccontò del suo desiderio, non nei dettagli, ma abbastanza da fargli capire che aveva bisogno di più. Gli parlò di un club per scambisti, un posto dove potevano esplorare insieme. Marco, sorpreso, esitò, ma l’amore nei suoi occhi lo spinse ad accettare. “Per te, ci provo,” disse, il suo sorriso timido che le scaldò il cuore.
Il club era un mondo di luci rosse e viola, l’aria densa di profumo muschiato e sudore, il suono della musica elettronica che pulsava come un cuore. Anna indossava un vestito nero di pelle, che odorava di cuoio e le stringeva il culo come una seconda pelle. Marco, in una camicia bianca che profumava di fresco, sembrava fuori posto ma le teneva la mano, il suo tocco caldo e rassicurante. Una coppia si avvicinò: Paolo, robusto, con un odore di colonia intensa, e Laura, con curve generose e un profumo di vaniglia. Paolo non staccava gli occhi da Anna, il suo sguardo che le accendeva la fica. Laura, con un sorriso disinvolto, flirtava con Marco, complimentandosi per il suo aspetto.Sulla pista, Anna ballava con Paolo, il suono della musica che le vibrava nelle ossa, le sue mani sul suo culo. Marco, al bancone, sorseggiava un gin tonic, l’odore di lime e alcol che gli solleticava il naso, mentre guardava Anna. La gelosia iniziale si trasformò in eccitazione: non l’aveva mai vista così viva, il suo sorriso che brillava sotto le luci. Laura gli sussurrò qualcosa, la sua mano sulla sua coscia, e Marco si lasciò andare. Nella stanza privata, l’aria era calda, odorava di sudore e desiderio. Paolo e un altro uomo presero Anna, le loro mani sul suo seno, sulla sua fica, mentre lei si abbandonava, il culo offerto, la sborra che le colava lungo le cosce. Marco, seduto, guardava, il suo cazzo duro mentre Laura lo succhiava, il sapore di lei dolce e salato. Anna cercava i suoi occhi, e lui le sorrideva, felice di vederla così.
Quella notte cambiò tutto. Anna e Marco tornarono al club altre volte, l’odore di sudore, profumo e sesso che divenne il loro mondo, il suono dei gemiti la loro musica. Anna poteva essere la puttana che amava essere, la fica bagnata per sconosciuti, ma con Marco al suo fianco, che la guardava con amore e desiderio. Lui, a sua volta, si lasciò andare, sperimentando con altre donne, il sapore della loro pelle, il suono dei loro respiri, sotto lo sguardo complice di Anna. Una sera, in una stanza del club, l’odore di cera e cuoio nell’aria, Anna si lasciò scopare da due uomini, i loro cazzi che la riempivano, la sborra che le colava sul culo, mentre Marco, con una donna che gli succhiava il cazzo, la guardava, il suo sorriso che diceva tutto. Non fu mai perfetto. C’erano momenti di gelosia, discussioni, confini da ridefinire. Una volta, l’odore di un uomo sconosciuto, un misto di tabacco e sudore, rimase sulla pelle di Anna, e Marco lo notò, il suo silenzio pesante. Parlarono, l’odore di caffè amaro nell’aria, e stabilirono regole. Ma il club li univa, il suono della loro passione che si mescolava a quello di altri corpi. Anna aveva trovato un modo per essere sé stessa senza perdere Marco, e lui aveva scoperto che amarla significava accettarla tutta, anche la sua parte più selvaggia. Insieme, avevano trasformato il fuoco di Anna in qualcosa che li rendeva più forti, un piacere condiviso che profumava di libertà.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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